Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

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Ricorre oggi la giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili.

Si celebra oggi in tutto il mondo un momento di riflessioni su questa orrenda pratica.

Tante sono le progettualità messe in campo ma tanto c’è ancora da fare dato che ancora viene praticata in 29 stati e coinvolge più di 200 mila donne. Viene pratica soprattutto su minori.

Questo dato riflette e interpreta una disuguaglianza radicata tra i sessi.

Da dove nasce questa pratica?

Alcuni studiosi fanno risalire l’inizio intorno al 3000-4000 a.c.

Seppur la storia non è chiara, l’uso e l’abuso di questa pratica è chiarissima.

I riflessi di questa pratica non sono così lontani, un recente studio portato avanti dalla Bicocca rivela che nel nostro Paese sono più di 60.000 le donne vittime di questa pratica. 

Molto c’è da fare ma a dire il vero molto è stato già fatto se diverse comunità hanno deciso di prendere le distanze da tale pratica aderendo a campagne di educazione per le nuove generazioni.

Anche in questo caso l’intervento giuridico da solo non basta.

Serve un cambiamento culturale.

Cultura e informazione possono anche in questo caso fare la differenza.

Le donne devono sapere i rischi di salute a cui vanno incontro e soprattutto non devono essere lasciate sole.

Le bambine costrette a sottoporsi a questa pratica crudele provano un dolore fisico e psicologico impossibile da cancellare. Le ferite della dignità sono molto difficili da cicatrizzare.

Alla base di questa crudeltà c’è la paura e il rischio di essere emarginate socialmente e il terrore di non essere adeguate per il matrimonio. nonostante i seri rischi di salute che questa pratica comporta.

Una donna tanzaniana racconta: era la tradizione della mia famiglia, mia madre mi aveva appoggiato lo strumento sulla testa ma non c’è nulla di buono e positivo in questa pratica, anzi è molto rischiosa

 

Nel 2012 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 67/146 in cui si invita la società civile e le parti interessate a “continuare ad osservare il 6 febbraio come Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili”

Le tradizioni, specie quelle nocive, si possono cambiare senza dover giustificare una violenza contro delle bambine con la tradizione.