Argentina: 29 ex militari condannati all’ergastolo

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Ergastolo Argentina

Si è chiuso recentemente uno dei processi più grandi della storia argentina, cominciato nel 2012, con la condanna di 48 ex militari (su 54 processati) e 29 ergastoli per crimini contro l’umanità. Soltanto sei sono stati assolti.

Numerosi sono i soprusi commessi dall’esercito tra il 1976 e il 1983 durante la cosiddetta guerra sporca, mentre l’Argentina era dominata dal regime di Jorge Videla (cioè la dittatura militare autonominatasi Processo di riorganizzazione nazionale), in particolar modo, oggetto principale di questo lungo processo, sono stati i crimini commessi alla Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA).

l’ESMA era una scuola, ubicata a Buenos Aires, specializzata in navigazione ed ingegneria, il cui ruolo principale era formare gli ufficiali della marina argentina. Durante il regime di Videla essa venne convertita in un centro di detenzione e tortura in cui venivano deportate tutte le persone scomode al regime.

Si stima che delle 5000 persone rinchiuse nell‘Escuela de Mecànica de la Armada ne siano uscite vive soltanto 500. La prassi era, dopo aver subito torture immani, venir giustiziati in modi altrettanto indicibili (come i famosi voli della morte, in cui i prigionieri venivano gettati vivi in mare aperto). Le morti mietute dal regime, comunque, ammontano circa a trentamila… di molte di queste è impossibile saperne le cause, poiché pratica comune era quella di far sparire le persone.

Nel 2004 l’ESMA venne trasformato in un museo per la memoria dei crimini commessi durante la dittatura.

Argentina: ufficiali condannati all’ergastolo

Guerra argentina

Tra i condannati all’ergastolo vi sono Alfredo Astiz (uno fra i più stretti collaboratori dell’amimraglio Massera), anche noto come l’angelo della morte, e Jorge Eduardo Acosta (soprannominato invece la tigre). Quest’ultimo prendeva decisione in merito a rapimenti e torture all’ESMA. L’aver libero arbitrio sulla vita e sulla morte dei prigionieri, diceva, lo faceva sentire come Dio.

Si tratta del terzo processo in Argentina dal 2005 (anno in cui sono state abolite le leggi che impedivano che venissero perseguiti i crimini commessi durante la dittatura) ad oggi, nel corso di questo sono state ascoltate più o meno ottocento testimonianze.

Alfredo Astiz dopo la condanna ha affermato che “non chiederà mai il perdono” ed ha definito le organizzazioni per i diritti umani: “gruppi di vendetta e persecuzione”.

D’altra parte uno dei compiti svolti da l‘Angelo della morte durante il regime fu quello di infiltrato nei gruppi di attivisti e di sostenitori dei diritti umani, mansione che, ovviamente, svolgeva sotto la falsa identità di Gustavo Niño, un finto parente di uno dei numerosi desaparecidos argentini.