Libri: intervista agli autori de “Il Prof fannullone”, un atto d’amore verso la scuola pubblica come bene comune

0
104
il prof fannullone

Gli autori Matteo Saudino e Chiara Foà raccontano la storia di due professori e del loro viaggio nel mondo della scuola con ironia e amarezza e di come affrontano le tematiche all’insegna della motivazione. Un atto d’amore e di impegno verso la scuola pubblica come bene comune.

Come nasce l’idea di questo libro a quattro mani?

Il libro è nato da una duplice necessità. La prima è stata la necessità biografica-esistenziale di condividere, come coppia di insegnanti, diciassette anni di vita e di lavoro nel mondo della scuola. Per noi scrivere “Il prof fannullone” è stato un momento autenticamente catartico, riflessivo e liberatorio, che ci ha fatto rivivere e rielaborare centinaia di caleidoscopiche esperienze scolastiche. La seconda è stata la necessità esplicitamente politica di mettere a nudo i paradossi e le ingiustizie generate da decenni di pessime riforme: il libro, infatti, è sia un atto d’amore nei confronti della scuola pubblica e del mestiere più bello e stimolante nel mondo, sia una atto di resistenza rispetto alle politiche neo-liberiste, che stanno modificando in profondità la scuola della Costituzione, facendo del sistema d’istruzione pubblico una variabile del mercato e del profitto. E poiché per noi il biografico e il politico sono due facce delle stessa realtà, ecco che le due necessità si sono fuse armoniosamente nel libro.

Tu e Chiara vi definite due insegnanti ribelli. Che peso ha avuto nella vostra vita esserlo? 

Essere ribelli oggi è al contempo facile e difficile. Facile perché in un’epoca di conformismo dilagante basta poco per essere ribelli: basta dire qualche no rispetto ai tanti yes-men, basta mettere al centro i rapporti umani rispetto a tanta stupida e arida competizione e soprattutto basta trattare le persone sempre come fini e mai solo come mezzi. Piccoli gesti che generano grandi e fertili ribellioni. D’altro canto, farsi ostinate ortiche nei giardinetti di plastica dei tanti feudatari al servizio dei re comporta essere esclusi da qualche succulento banchetto ed essere etichettati come pecore nere (o meglio rosse); ma nelle lotte i compagni di viaggio non si scelgono, arrivano liberamente, come conseguenza della meta che si vuole raggiungere. Pertanto essere ribelli rende la vita la vita un’esperienza di gioia e rivoluzione.

Che rapporto c’è tra giovani e violenza ? 

La violenza è una cifra dei nostri tempi: dalla spirale guerra-terrorismo alla crescita delle spese militari globali, dalla morte dei migranti nel mare ai tanti episodi di razzismo e neofascismo negli Usa e in Europa. La globalizzazione liberista ha aumentato povertà, disuguaglianze e paure e in questo clima la violenza cresce: la violenza economica alimenta quella sociale, quella politica e quella culturale. La scuola in questa tempesta diventa una nave che tenta, faticosamente, di stare a galla, provando a praticare la democrazia dell’inclusione e dei diritti umani, anche se purtroppo anche a scuola ci sono dirigenti scolastici e insegnanti convinti sostenitori di un ritorno al mondo dell’ordine e della disciplina, le cui conseguenze sono educare all’obbedienza ed emarginare i diversi.

Che giovani incontri tutti i giorni ?

Ogni giorno incontriamo dei ragazzi che sono al contempo dei vulcani, che eruttano curiosità, domande, speranze e disagi, e della paludi, in cui regnano disillusione, nichilismo e noia. Nell’era delle post ideologie e del mercato come nuova divinità si è creato un vuoto in cui molti giovani sembrano naufragare. Tale vuoto uccide lentamente la fantasia e la voglia di cambiare il reale, senza contare le insidie che giungono da chi vuole ritornare ai violenti miti fondativi quali dio, patria, razza e famiglia naturale. La scuola in questa fase di transizione deve offrire ai giovani un’alternativa alla barbarie della mercificazione totale da un lato e del ritorno degli uomini forti dall’altro. E’ una sfida terribilmente difficile, ma non ci sono alternative.

A tuo avviso l’uguaglianza si può insegnare? se si, come?

L’uguaglianza si può e si deve insegnare. L’uguaglianza dei diritti e la dignità devono essere la bussola orientativa di un sistema educativo democratico nei fatti e non solo nelle parole e nelle dichiarazioni d’intenti. La scuola della Costituzione è la scuola che deve formare cittadini liberi ed uguali, la scuola del mercato e delle fondazioni bancarie è, invece, finalizzata alla produzione di lavoratori competitivi e precari e consumatori acritici e bulimici. L’uguaglianza a scuola si insegna teoricamente, studiando la storia delle idee, ma soprattutto l’uguaglianza si pratica attraverso la realizzazione di didattiche orizzontali, di laboratori inclusivi e attraverso la condivisione di conoscenze e competenze. Oggi, purtroppo, la voce dei sostenitori “dell’uomo che è lupo degli altri uomini” si è fatta narrazione dominante. Per contrastare tale visione antropologica cinica e pessimista dobbiamo vivere e sperimentare l’uguaglianza al fine di comprenderne le bellezze e i vantaggi collettivi. Uguali è meglio!

Che tipo di investimento a tuo avviso si deve fare sulla scuola e sui giovani?

La scuola pubblica deve diventare un luogo di meraviglia e sperimentazione. Servono insegnati, programmi e mezzi in grado di stimolare la curiosità degli studenti. Intendiamoci la scuola non deve essere un parco d’intrattenimento contro la noia dei tempi veloci in cui viviamo. L’istruzione deve accendere nei ragazzi la voglia di scoprire e di viaggiare, costruendo con essi gli strumenti per conoscersi ed essere liberi. Certo, se la scuola si trasformasse in cantiere di pensiero e di partecipazione, ci sarebbe il concreto rischio di stimolare il pensiero critico e la messa in discussione generazionale della nostra società e del nostro sistema politico. Ed è un rischio che i soggetti dominanti non possono permettersi.

Qual è la prima cosa che un Ministro dell’Istruzione dovrebbe fare

La prima cosa che dovrebbe fare un Ministro dell’Istruzione serio e competente sarebbe dare vita ad un piano d investimenti pubblici per la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici. In quale paese civile i governi trovano sempre i soldi per comprare aerei da guerra e non per rendere sicure le scuole? Data questa premessa di civiltà e razionalità, un Ministro dell’Istruzione minimamente illuminato dovrebbe abrogare la legge 107, la cosiddetta buona scuola, o almeno cancellare seduta stante l’inutile e dannosa alternanza scuola-lavoro. Inutile perché così strutturata è una perdita di tempo che non avvicina i ragazzi e le ragazze al mondo del lavoro; dannosa perché sottrae agli studenti istruzione e regala alle imprese manodopera gratuita. In tempo di crisi non serve meno scuola, ma più istruzione e formazione qualificata per orientarsi nella complessità.