Brasile, uccisa la consigliere Marielle Franco in prima linea per i diritti umani

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marielle franco

Marielle Franco uccisa insieme al suo autista al rientro da un incontro per la tutela dei diritti delle donne afrobrasiliane.

Dalle prime ricostruzioni, lei e il suo autista sarebbero stati seguiti per qualche chilometro e poi freddati con 9 colpi. Entrambe muoiono subito.

Una vera esecuzione contro Marielle Franco.

Tramite alcune telecamere di sorveglianza è stata notata una macchina che è rimasta ferma per almeno due ore in attesa della fine dell’incontro a cui l’attivista stava partecipando.

Nell’agguato avvenuto in pieno centro a Rio de Janeiro è rimasta illesa l’assistente di Marielle la quale sta aiutando le indagini.

Marielle Franco, 38 anni, ha dedicato la sua vita ai diritti umani. Laureata in sociologia, passava le giornate a sentire le istanze della gente comune, veniva e abitava nella favela della Marè che comprende 16 baraccopoli.

Si era dichiarata assolutamente contraria alla militarizzazione delle forze di polizia decisa un mese fa.

Lei stessa si definiva

 orgogliosamente nera, lesbica, attivista, femminista e madre a 19 anni.

L’omicidio ha creato molto sdegno a Rio de Jeneiro, Marielle era la quinta consigliera più votata nella città. Esponente del Partito Socialismo e Libertà, pochi giorni prima della sua morte aveva organizzato un incontro al quale avevano partecipato 46.000 persone.

Sono tanti gli artisti, intellettuali, reporter, attivisti che hanno mandato messaggi per quello che ritengono un attacco alla democrazia.

In migliaia sono scesi in piazza per ricordarla.

La figlia Luyara scrive:

“Hanno ucciso mia madre e altri 46 mila elettori! Continueremo la tua lotta! Ti amo”.

Marielle Franco veniva dalla favela della Marè, era nata lì e non ha mai pensato di cambiare residenza.

Aveva criticato fortemente l’operato della polizia che operava nelle favelas definendoli battaglioni della morte che uccidono i nostri giovani.

Aveva denunciato abusi e violenze della polizia nelle favelas.

Il giorno prima dell’uccisione su Twitter aveva scritto:

 “Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?”

Dai primi riscontri sembra che i proiettili che hanno ucciso l’attivista fossero stati venduti alla polizia federale di Brasilia nel 2006.

La polizia federale annuncia un’indagine interna.

Amnesty International chiede un’indagine attenta e rigorosa su contesto, movente e responsabilità.